L’olio di palma: conosciamo davvero i nostri nemici?

L’olio di palma è un olio vegetale, costituito da trigliceridi e con alte concentrazioni di acidi grassi saturi. Questa è giа la prima spia importante di un prodotto che va, se non eliminato, usato con estrema attenzione.
Dal 1950 la scienza non ha fatto altro che dimostrare il potenziale dannoso dell’assunzione di cibi ad alta concentrazione di acidi grassi saturi, come i grassi di carne e derivati, latte e derivati (ad esempio il burro), lo strutto e alcuni oli vegetali, fra cui l’olio di palma e l’olio di semi di palma.

Dunque, di per sè, con un consumo oculato e misurato, l’olio di palma non andrebbe demonizzato ed eliminato a priori dalle nostre diete; si consideri che è un tradizionale ingrediente d’uso domestico nei paesi dell’Africa occidentale subsahariana.
Il problema si pone nel momento in cui ci si rende conto che per tutta la metа del XX secolo il suo uso è cresciuto esponenzialmente, fino a farlo diventare uno degli ingredienti più diffusi dell’industria alimentare, a causa del suo basso costo.
Basta pensare che nel 2014 gli oli ricavati dalla palma hanno rappresentato oltre il 32% della produzione mondiale di oli e grassi.

In conclusione, senza fare eccessivi allarmismi ma constatando il reale rischio per la nostra salute, in un’epoca in cui l’attenzione agli ingredienti e a ciò che portiamo sulle nostre tavole si fa elevata, l’olio di palma sarа certo un ingrediente da evitare il più possibile, principalmente a causa della quantitа di grassi saturi che apporta al nostro organismo: responsabili della formazione di placche arteriosclerotiche e di una iper-produzione di colesterolo, con conseguente rischio di malattie cardiovascolari, ma non solo.

Il Ministero della Sanitа ricorda: “i principali organismi sanitari nazionali e internazionali raccomandano livelli di assunzione di acidi grassi saturi non superiori al 10% delle calorie totali”.