La “libera scuola di cucina” è un progetto che “accoglie” le detenute del carcere femminile milanese di San Vittore con lo scopo di formarle e offrire loro la possibilitа di trovare, al termine della detenzione, un lavoro.
Il grande progetto vede queste donne coinvolte nel grande e potente mondo della cucina: potente perchè è in grado di rendere tutti uguali, chi è dietro ai fornelli e chi si siede a tavola. Nato quattro anni fa, non utilizza soldi pubblici ma si autofinanzia grazie ai commensali che partecipano e alimentano questo sogno di rivalsa con le sue ali di solidarietа.
I percorsi formativi mirano a specializzazioni professionali, ma non solo. Sono occasioni d’incontro: per chi sta “dentro” e può ricevere notizie e una boccata d’aria buona e di speranza da chi è fuori, e poi per chi è “fuori” e non ha alcuna idea di cosa significhi stare dentro, di cosa sia un carcere visto e vissuto dall’interno. Uno scambio di prospettive che arricchisce e “alimenta” (in ogni senso) chi vi partecipa.
Uno dei più recenti pranzi è avvenuto il 22 luglio: le porte di san Vittore sono aperte, una settantina di commensali entrano e si siedono di fronte a tavole imbandite in lilla e verde; i ventidue chef servono e si siedono accanto ai loro ospiti.
è lo scambio, è la condivisione che il cibo consente, è la cucina che permette la rivincita e la rinascita, che offre l’occasione di unirsi, sentirsi alla pari. L’occasione di ricominciare.
Viva la cucina!